Paola: “Qui mi sento accolta e compresa”

Paola, se dovessi fare un bilancio a distanza di quasi tre anni dal tuo trauma e dalla prima volta che sei venuta alla Rocca, cosa potresti raccontarci?

“Diciamo che con il tempo è migliorata la qualità della mia vita in generale. Soprattutto in termini di autonomia. Mi sento meglio fisicamente perciò riesco a fare più cose anche se sono sempre meno di quelle che facevo prima, ma va bene così!

Ricordo quando sono arrivata alla Rocca: venivo qui ogni giorno e alla sera aspettavo mio marito che mi riportava a casa, ero molto più debole, mi viene da dire “sgonfia”, per non parlare della sensazione costante di confusione e memoria azzerata. Ora però ho ripreso forza, un po’ perché è passato del tempo e un po’ per la riabilitazione che ho fatto qui.”

Allora portaci qualche esempio concreto della tua vita, oggi un po’ più autonoma …

“Allora. Beh intanto ho ripreso un po’ di mansioni in casa come cucinare o pulire, vado a fare la spesa oppure anche dalle mie nipotine. Faccio delle improvvisate ora, non le vedo solo ai pranzi programmati. Tutto ciò per me è ora possibile perché ho ottenuto nuovamente la patente, e questa è stata per me una grande conquista”.

Di pari passo al tuo miglioramento è cambiato anche il tuo progetto di frequenza della Rocca, giusto?

“Si proprio così. Ora sono un’utente esterna, vengo qui un giorno alla settimana. Per me questo è ormai un appuntamento fisso che scandisce la mia settimana, qui mi sento accolta e compresa, non ho paura a parlare delle mie difficoltà perché siamo tutti sulla stessa barca dico io. E lo faccio all’interno del gruppo di neuropsicologia. So di essere parecchio testarda e quando ci si confronta a volte si discute perché trovarsi d’accordo tra più persone, ognuna con le proprie caratteristiche e difficoltà non è facile, ma è ciò che accade anche nelle migliori famiglie e questa per me è come se fosse un seconda famiglia.”

“Ecco l’uomo del miracolo!”

Nicola arriva alla Rocca per la seduta di neuropsicologia e fisioterapia. Lui è uno degli utenti “esterni”, cioè coloro che usufruiscono dei servizi riabilitativi seguendo un progetto personalizzato durante il giorno e poi fanno ritorno al domicilio. Prima che cominci, però, lo intercettiamo e gli chiediamo se è disposto a condividere con noi quanto accaduto e cosa l’ha portato fin qui. Con entusiasmo inizia a raccontare, contento di poter dare una mano e far sentire meno soli coloro che stanno ora vivendo ciò che lui ha passato lo scorso anno.

 “Ricordo bene, era verso fine agosto … avevo intuito ci fosse qualcosa di strano: stavo cercando di parcheggiare la mia vespa al solito posto ma facevo fatica, mi sentivo come stordito … offuscato … Non ci faccio troppo caso ed entro in casa. Mi assale un fortissimo mal di testa. Di lì a poco farfuglio qualcosa, barcollo. Sentivo un male atroce dentro il cranio, come se qualcuno ci avesse conficcato una matita appuntita! Ricordo perfettamente quel dolore. Di tutto ciò che è accaduto successivamente, invece, non ricordo nulla. Sono stato operato subito e con grande urgenza, ma qualcosa durante l’intervento è andato storto mi ha raccontato poi mio fratello Vittorio, e sono entrato in coma. Non mi pare di esserci rimasto troppo, però.

Dalla rianimazione, quindi, sono passato al reparto di riabilitazione, sempre all’ospedale di Vicenza.

 

 Qual è il tuo primo ricordo dopo esserti svegliato?

“Domanda difficile questa! Fammi pensare … beh, sicuramente un momento lo ricordo molto bene: ero sceso al bar dell’ospedale e sento una voce proveniente dietro di me esclamare: “ecco l’uomo del miracolo!” Era il medico che mi aveva operato dall’emorragia cerebrale, felice di potermi vedere sveglio e fuori dal letto … secondo lui ero stato miracolato.”

 

Hai altri ricordi Nicola del periodo di ricovero?

“La porta rossa! Quella che portava alla palestra dove ogni giorno mi aspettavano i fisioterapisti per farmi lavorare. Ho un ottimo ricordo di tutti loro, e della grande umanità di tutto il reparto, aspetto fondamentale secondo me. Quotidianamente partecipavo anche ad un gruppo con altri pazienti del reparto, dove raccontavamo cosa ci era successo e le nostre difficoltà … io ero parecchio confuso e disorientato, poco consapevole della mia situazione. Ad esempio, non mi rendevo conto di avere la parte sinistra del corpo che non si muoveva più.”

 

E come sei arrivato qui da noi alla Rocca?

 “Mio fratello ha parlato con il primario del reparto, il quale mi ha indicato, una volta svolto un periodo di riabilitazione intermedia in una casa di cura della zona, di proseguire il lavoro venendo qui.

Mi è stato spiegato che ora l’obiettivo riguarda sicuramente affinare i miglioramenti raggiunti per rinforzare quelle capacità che servono a vivere un po’ più autonomamente…camminare…spostarmi… e ce n’è ancora da lavorare … chiedetelo ad Eleonora! (Nicola ride di gusto. Eleonora è la nostra fisioterapista). Contemporaneamente, con il supporto e la guida dell’équipe, bisognerà capire se e come rientrare a lavoro. Sono un medico veterinario e il mio lavoro è una delle mie grandi passioni.

Non provo rabbia per quello che mi è successo, ma sono grato per quello che ho ancora

Luca: “Si apriranno altre possibilità e inizierò una nuova vita”

Luca è l’ultimo arrivato alla casa famiglia La Rocca, ma ci tiene a condividere fin da subito la sua disavventura. ‘Perché possa far capire agli altri di prestare sempre la massima attenzione quando si viaggia sulla strada’ esordisce. In effetti, a Luca, è bastato un attimo: fondo stradale bagnato e con la moto si è ritrovato a terra, procurandosi una forte botta in testa.
La storia di Luca ci racconta di un’altra vita interrotta dal trauma cranico, ma ci racconta anche del coraggio e della forza di ripartire, che lui e la sua famiglia stanno dimostrando.
Luca ci racconta:
Quando sono arrivato in ospedale ero parecchio confuso!
Sono rimasto ricoverato circa 9 mesi, caspita peró…ora che ci penso non sono mica pochi. Mi hanno raccontato che all’inizio i medici hanno deciso di indurmi lo stato di coma.
Purtroppo faccio fatica a dire tutto ció che ho fatto durante quel periodo e tutti gli esami e le visite che ho fatto e tutte le persone che ho conosciuto perché ho qualche problemino di memoria, come anche di attenzione.
Ricordo Edda come quella che mi prendeva e mi portava a parlare di me e di quello che mi era successo con altri pazienti del reparto.. facevamo un gruppo di consapevolezza! Inoltre ha parlato a me e la mia  famiglia di questa casa famiglia ed ecco che ci sono arrivato direttamente dall’ospedale. 
Devo ancora ambientarmi qui…peró ne ho avuto una buona impressione: gli operatori mi hanno anche appeso il nome sulla porta della camera dove dormo per aiutarmi ad orientarmi, se no mi perderei per le varie stanze…ah ecco, questa è un’altra delle difficoltà che ho. Rimarrò qui qualche mese con l’obiettivo di cimentarmi in alcuni lavori per vedere come me la cavo e per aumentare il mio livello di autonomia…per ora devo occuparmi di dar da mangiare ai pesci nell’acquario, preparare la tavola per tutti ai pasti, e aggiornare quotidianamente la bacheca in cucina con la data del giorno e le foto degli ospiti e operatori presenti. Voi direte che sono cose molto semplici..ma vi assicuro che per me non lo sono per niente ora come ora…infatti ci deve essere un operatore che mi dà una mano altrimenti mi perdo! 
Io voglio mettercela tutta, perché, chissà se e quando, vorrei tornare a lavorare. Purtroppo, ho già intuito che tornare a fare ció che facevo prima dell’incidente sarà difficile…sempre a causa delle mie difficoltà. Però questo apre un sacco di altre possibilità… grazie al sostegno dell’équipe della Rocca che mi accompagnerà in questo percorso, inizierò una nuova vita”.

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Durante questo corso potrai conoscere qual è l’articolato percorso di presa in carico dell’utente colpito da una grave lesione cerebrale acquisita e dei suoi famigliari, dal momento in cui entra in ospedale fino all’ingresso nella Casa Famiglia La Rocca di Altavilla Vicentina.

Potrai comprendere in profondità come applichiamo su ogni diverso utente l’approccio olistico alla riabilitazione delle gravi cerebrolesioni acquisite, secondo il principio del modello bio-psico-sociale.

Potrai comprendere meglio come vengono coinvolti anche gli uffici dei Servizi Sociali, che con le loro risorse e professionisti lavorano in tandem con l’equipe della Casa Famiglia La Rocca a tutela degli utenti e dei loro familiari.

Grazie all’intervento di specialisti di grandissima esperienza nel settore della grave cerebrolesione acquisita, avrai l’occasione di mettere a confronto il sociale e il sanitario, comprendendo come queste due aree possono interagire proficuamente per creare percorsi condivisi di presa in carico.

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione (per tutti) e l’accreditamento ECM * per le figure professionali sopra indicate.

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