“Nessuno ci avrebbe mai creduto se, dieci anni fa, qualcuno avesse detto che sarei tornato sul luogo di quel terribile incidente a correre addirittura una maratona”.

Mattia Martinello racconta la sua storia con il sorriso e una certa leggerezza, “come fosse capitata a un mio amico”. Eppure di prove ne ha dovute superare molte da quel fatidico 8 settembre 2014. Una data dal doppio significato per lui, in quanto mescola la gioia del compleanno al dolore per una brutta caduta che gli è costata 40 giorni di coma e una lunga riabilitazione per reimparare a vivere.

Di strada, da allora, ne ha percorsa tanta nel vero senso della parola. Ha ripreso a correre sui campi da calcio e, soprattutto, ha macinato chilometri su chilometri sulle sue gambe come un novello maratoneta. Una passione, quest’ultima, nata in sordina, ma che lo scorso marzo lo ha riportato proprio là dove tutto sembrava essersi fermato: Roma.

La festa di compleanno

Riavvolgiamo il nastro a quel fatidico 8 settembre 2014. “Avevo deciso di festeggiare il mio 18esimo compleanno a Roma con gli amici che avevo conosciuto a New York quell’estate. La serata si è svolta in un clima allegro e spensierato fino alle 3 del mattino quando, anziché tornare in albergo, ho proposto di andare a vedere l’alba al Colosseo”, riferisce Mattia.

“Dovevamo percorrere una discesa con una forte pendenza che ci avrebbe portato ai piedi del monumento e che terminava con un gradino. Correvamo e io quel gradino non l’ho visto, quindi invece di un salto ho fatto una specie di tuffo di un metro e mezzo. Non ho messo le mani avanti, sono caduto e ho sbattuto la testa”.

Mattia è stato subito ricoverato all’ospedale San Giovanni dove gli è stato asportato l’ematoma. La situazione era grave, le speranze minime. Da Roma è stato trasferito prima a Padova, poi all’ospedale San Bortolo di Vicenza dove, dopo 40 giorni di coma, si è risvegliato.

La riabilitazione

La bella notizia doveva passare il vaglio dell’impatto delle lesioni. Quali conseguenze avevano lasciato su Mattia? “Ho riportato danni assonali diffusi perché, cadendo, il cervello ha subito un forte scuotimento. L’area maggiormente colpita è stata quella del cervelletto che ha intaccato la capacità di movimento, equilibrio e coordinazione – precisa il giovane padovano –. Praticamente, mi sono svegliato che non riuscivo a camminare, a mangiare e a parlare. Sono stato sei mesi in sedia a rotelle, sempre in ospedale, ma non ho mai pensato di mollare. Per quanto non avessi piena consapevolezza dei danni che avevo riportato, pretendevo di tornare a giocare a calcio e ce l’ho messa tutta per raggiungere questo obiettivo”.

Il lavoro d’équipe e il supporto della famiglia sono stati ingredienti fondamentali per la ripresa di Mattia. “Da solo non mi sarei salvato nonostante la mia determinazione e tenacia. Di sicuro, un’ancora di salvezza è stata Edda Sgarabottolo (presidente dell’associazione Brain, ndr), non solo come logopedista ma anche come persona. Ha avuto delle accortezze e delle attenzioni verso di me e i miei genitori che non potrò mai dimenticare. Quasi come una ‘mamma’”.

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Dalla scuola allo sport

La progressiva ripresa ha permesso a Mattia Martinello di riprendere la scuola e, soprattutto, di portarla a termine regolarmente. “Era l’anno della mia quinta superiore. L’ho iniziata a febbraio e a giugno sono riuscito a conseguire la maturità – racconta con soddisfazione –. Edda mi ha aiutato molto nella metodologia di studio affinché potessi prendere quello che lei ha definito un treno in corsa che potevo rischiare di perdere”.

Il cruccio più grande di Mattia, però, era l’attività sportiva, in particolare il calcio. “Quando ero in carrozzina, volevo camminare. Quando ho fatto i primi passi, mi son detto che dovevo tornare a correre e ci sono riuscito. Certo, non ho più potuto scendere in campo con le squadre in cui militavo all’epoca, ma sono entrato a far parte della Nazionale paralimpica di Calcio a 7 cerebrolesi”.

E non è tutto, perché il sangue calcistico che corre nelle vene di Mattia lo ha portato anche ad essere nominato vicepresidente dell’ASD Calcio Veneto For Disable.

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Correre verso la rinascita

L’interesse per la corsa è arrivato grazie alla sfida di un amico. “Ho sempre odiato la corsa, ma amo le sfide e quindi ci ho provato. Ho cominciato a correre le mezze maratone del Nordest e, nel 2023, grazie ad un regalo della mia fidanzata Francesca, ho corso i miei primi 42,195 km. Era la maratona di Venezia. Il divertimento e l’attrazione sono cresciuti così tanto che, in seguito, mi sono cimentato anche in altre manifestazioni”.

L’ultima, in ordine di tempo, la maratona di Roma del 16 marzo scorso. “Era la prima volta che tornavo nella città eterna dopo l’incidente. Con la mia famiglia e la mia fidanzata siamo tornati sui passi di quella brutta avventura. Siamo persino andati a trovare i medici del San Giovanni che mi hanno accolto a braccia aperte. È stato un rivivere quel passato che, all’epoca, non ho vissuto perché mi sono ‘spento’. L’emozione è stata tanta al punto che mi sono commosso anche in griglia di partenza”.

All’orizzonte si profilano altre maratone “perché l’obiettivo è migliorarsi sempre”, ma un ultimo pensiero va alle persone che stanno vivendo situazioni simili alla sua.

“Voglio dire loro di avere fiducia e costanza, di fidarsi sia delle persone accanto sia di sé stessi – conclude Mattia –. È chiaro che molto dipende dal trauma subito, ma credo che mirare a un obiettivo e raggiungerlo sia qualcosa di possibile”.