È arrivata. Grande, elettronica, multifunzionale. È la LIM, la lavagna interattiva multimediale per il potenziamento cognitivo delle persone con lesioni cerebrali che, con altri strumenti digitali, andrà ad implementare il futuro “Rocca NeuroLab”. Ma poiché non c’è tempo da perdere, l’équipe multidisciplinare della struttura riabilitativa di Altavilla Vicentina l’ha già integrata nelle attività individuali e di gruppo con i propri ospiti. La sperimentazione sta dando buoni risultati. Ne abbiamo parlato con Edda Sgarabottolo, presidente dell’associazione Brain, e Francesca Baro, psicologa di area neuropsicologica.

Verso un laboratorio cognitivo con la prima lavagna

“La LIM rientra in un progetto di crowdfunding che abbiamo attivato alla fine dello scorso anno per realizzare il NeuroLab, un laboratorio cognitivo che servirà a potenziare l’attività socio-riabilitativa delle persone con una grave cerebrolesione acquisita a causa di incidenti stradali, incidenti sul lavoro, emorragie e/o anossie cerebrali – racconta Edda, presidente e volontaria di Brain –. Crediamo molto nel supporto che la tecnologia può dare in questo contesto, così, per avere un prodotto sempre all’avanguardia, abbiamo optato per il noleggio della LIM anziché per l’acquisto. Il nostro fornitore ci garantirà l’assistenza necessaria per tre anni, quindi provvederà alla sua sostituzione con un nuovo modello”.

Tornare al lavoro esercitandosi alla lavagna

In quali attività è utile la LIM? Lo abbiamo chiesto alla psicologa Francesca Baro.

“La lavagna interattiva multimediale è funzionale anzitutto ai progetti di reinserimento lavorativo seguiti principalmente dalla collega Rossella Pedone, neuropsicologa. Attorno alla persona creiamo un progetto che tenga conto delle sue risorse e delle sue difficoltà, delle specificità della mansione richiesta e anche dei bisogni dell’azienda. Per questo collaboriamo con i datori di lavoro e i colleghi, predisponendo delle procedure ad hoc, affinché siano messi nelle condizioni migliori per gestire la situazione. Ecco che la LIM ci aiuta a modulare ancor meglio le strategie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il fatto che lo schermo sia interattivo e più grande rispetto a quello di un normale pc, infatti, ci permette per esempio di simulare i compiti, in genere semplici ma molto specifici, richiesti alla persona sul lavoro e, quindi, di farla esercitare monitorandone al contempo l’andamento”.

Studiare con le giuste applicazioni

Oltre che su quello lavorativo, l’associazione Brain lavora anche sul reinserimento scolastico.

“Personalmente, sto seguendo un paio di giovani – commenta la professionista –. Grazie agli strumenti digitali possono seguire le lezioni a distanza nella fase acuta della malattia, senza perdere giorni di scuola. Inoltre, talune applicazioni avanzate risultano un valido supporto per uno di loro che, a causa di una difficoltà motoria che gli impedisce di scrivere, può comunque assistere e intervenire alle lezioni”.

Non solo. La LIM è utile anche per rafforzare la memoria e ricordare i concetti più importanti. “Con questo tipo di lavagna facciamo un largo impiego delle mappe mentali che, in caso di problematiche di memoria, possono essere visualizzate nel loro insieme. In questo modo si evita di doverle zoomare, come accade con il computer, e di perdere pezzi che precluderebbero la piena comprensione dell’argomento”.

Insieme per riflettere e sostenersi

La lavagna interattiva multimediale è un’alleata preziosa anche per i lavori di gruppo. Via tanti fogli, poi difficili da ritrovare, largo alla digitalizzazione che consente di avere tutto ben catalogato e a portata di clic.

Nelle attività di potenziamento cognitivo, per esempio, il nuovo strumento aiuta gli utenti della Rocca ad esercitare la memoria autobiografica o a (ri)pianificare la propria routine. Nei “gruppi di consapevolezza”, invece, la LIM aiuta a tenere traccia dei racconti che emergono dagli incontri di brainstorming in cui viene affrontato un tema comune a tutti i partecipanti: la propria situazione. Si parla dell’evento che ha scatenato il trauma o la lesione, delle modalità di elaborazione messe in campo, delle difficoltà e delle progettualità future, tra similitudini e differenze.

“Per quanto sembrino tutti accomunati dallo stesso vissuto, la storia di ciascuno è diversa. Durante questi incontri arrivano a consigliarsi a vicenda e questo è molto potente e arricchente”, conclude la psicologa.