Sono trascorsi meno di tre mesi da quando Elio Nicoletti ha fatto il suo ingresso alla Rocca, e in poche settimane il suo cammino verso la riabilitazione motoria e cognitiva ha fatto davvero passi da gigante. Il braccio e la mano sinistra si muovono meglio, sta reimparando tante piccole azioni di vita quotidiana e, a breve, comincerà l’orientamento al lavoro. Tutto questo grazie a una buona dose di impegno personale, al lavoro dell’équipe multidisciplinare e alla generosità di tanti sostenitori. 125 persone, per la precisione, che hanno aderito alla campagna di crowdfunding a lui dedicata. In un mese le donazioni sono schizzate a 10.115 euro, triplicando l’obiettivo iniziale di 3.500 euro. Per lui ciò significa poter beneficiare di due trattamenti di riabilitazione al giorno e, quindi, spingere il processo di ripresa.

“Non mi aspettavo tutto questo supporto dalla raccolta fondi. Si vede che ho seminato bene in 40 anni di vita e la rete di relazioni si è fatta sentire”, afferma Elio, sguardo sveglio e sorriso sulle labbra.

L’intervento al cuore

“Non ho mai riso tanto come in questi mesi. In ospedale condividevo la camera con tre ‘pazzi’ e anche qui alla Rocca mi trovo bene”, svela Elio che, per quanto gli è accaduto, non nasconde di aver provato anche una certa rabbia.

La sua storia inizia nella primavera del 2024 quando viene operato per la sostituzione di una valvola aortica calcificata. L’intervento ha una complicanza a livello cerebrale che gli causa l’emiparesi della parte sinistra del corpo e problemi all’occhio.

Il ricovero in ospedale dura qualche mese. Segue la riabilitazione motoria. Con l’arrivo nella comunità di Altavilla Vicentina, nel gennaio 2025, viene sottoposto a una valutazione neuropsicologica che rivela un danno ai lobi frontali.

“Elio parla perfettamente, usando peraltro un linguaggio forbito – spiega Edda Sgarabottolo, presidente dell’associazione Brain –. Ma, essendo i lobi frontali alla base di molte funzioni cognitive, è la capacità di programmazione a mancargli”.

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Imparare di nuovo per tornare alla vita di tutti i giorni

Pianificare significa saper eseguire qualsiasi azione vogliamo compiere in maniera corretta, secondo dei precisi passaggi. È ciò che facciamo tutti ogni giorno, in maniera automatica, indossando una giacca o preparando il caffè con la moka, per esempio. Gesti che per Elio non sono per nulla scontati e che sta reimparando a fare.

“Mi stanno insegnando l’ordine con cui compiere queste azioni, cosa va prima e cosa dopo – racconta Elio –. Un po’ alla volta sto diventando autonomo nel preparare il caffè, nel rifare il letto e nel sistemare il comodino”.

Parallelamente alla riabilitazione cognitiva e neuropsicologica, volta a migliorare le capacità organizzative e le autonomie legate alla routine quotidiana, Elio continua anche quella fisioterapica e motoria. Esercizi di motilità, rinforzo, cammino, equilibrio, solo per citarne alcuni, gli stanno permettendo di recuperare l’uso del braccio sinistro sul piano del tono muscolare, dell’articolarità e della mobilità. Il programma gli sta consentendo di correggere anche quel deficit visivo, oramai sfumato, che gli impedisce di esplorare appieno lo spazio a destra, ovvero nella parte opposta a quella della lesione.

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Guardando al futuro professionale

“Il prossimo passo sarà quello di costruire attorno ad Elio un progetto di vita che lo possa rendere autonomo. Sarà quindi inserito in un programma di orientamento lavorativo, svolto in collaborazione con Eduforma (ente accreditato dalla Regione del Veneto, ndr) e con la partecipazione delle nostre neuropsicologhe, che partirà da un’analisi delle sue capacità e risorse residue per capire quali tipi di lavoro potrà svolgere. A quel punto avverrà l’inserimento in azienda, sempre con l’accompagnamento delle nostre neuropsicologhe. Sarà un processo graduale che permetterà anche all’azienda stessa di affrontare questo percorso complesso con gli strumenti giusti”, conclude Edda.

Intanto Elio pensa a ringraziare i tanti sostenitori che stanno rendendo possibili i suoi progressi: “Alcuni verranno a trovarmi qui in comunità e avremo modo di pranzare assieme. Non vedo l’ora. Così come non vedo l’ora di tornare alla mia passione: la fotografia naturalistica”.

I suoi scatti sono così apprezzati da meritare una mostra. Chissà che l’idea, prima o poi, non diventi realtà…