“Nonostante gli strascichi che mi ha lasciato l’incidente, sono sempre io: Michela. Ho dei limiti, ma soprattutto delle capacità e delle competenze che posso ancora spendere, e molte altre ancora potrò sicuramente svilupparne. Essere tornata a lavorare nella stessa azienda è un riconoscimento della mia continuità identitaria”.

A parlare non è solo la voce calma di Michela, ma anche il suo sguardo, con quegli occhi verdi appena truccati che ti guardano dritto con dolcezza e fiducia.

Oggi si trova alla Rocca per la fisioterapia, ma da qualche mese a questa parte la sua vita è tornata a scandirsi della gioia della convivenza con il fidanzato Riccardo, della soddisfazione di aver ripreso il lavoro nell’azienda di sempre e della gratitudine di riuscire a occuparsi delle piccole (ma per nulla scontate) incombenze della vita quotidiana. A giorni, a sancire quanto il suo livello di autonomia e indipendenza stia crescendo sempre più, si aggiungerà un altro tassello: l’arrivo dell’auto nuova.

Dal giro in moto al coma

Michela frequenta la struttura riabilitativa di Altavilla Vicentina da quasi tre anni per le conseguenze di un grave trauma cranico causato da un incidente stradale.

“Era una domenica di luglio, il mio ragazzo ed io stavamo rientrando da un giro in moto ad Asiago quando un’auto, a pochi chilometri da casa, ci ha colpiti in pieno nel tentativo di svoltare. Da quanto mi è stato riferito, perché io non ricordo nulla, le mie condizioni erano così serie che sono stata trasferita all’ospedale di Vicenza con l’elisoccorso, mentre il mio fidanzato è stato portato in quello di Santorso in ambulanza”.

Per lui il ricovero è durato pochi giorni. Situazione diversa, invece, per Michela che ha dovuto affrontare il coma per 28 giorni. Al risveglio è seguita la riabilitazione, prima all’ospedale per tre mesi e poi alla Rocca, perché la parte destra del corpo era paralizzata.

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Il percorso riabilitativo

Come per ogni ospite, il team multidisciplinare dell’associazione Brain e della cooperativa “Sogno e Vita” ha messo a punto anche per Michela un programma riabilitativo personalizzato sia dal punto di vista motorio che cognitivo.

“All’inizio Michela presentava difficoltà di attenzione sostenuta, ossia non riusciva a mantenere la concentrazione per lunghi periodi di tempo senza essere distratta dall’ambiente o da pensieri interni. E anche la memoria a lungo termine, sia verbale sia visiva, risultava compromessa – spiega la neuropsicologa Rossella Pedone –. Oggi questi aspetti sono mitigati e, anzi, Michela riesce a fare più cose in contemporanea. Grazie inoltre alla sua tendenza personale a prendere appunti, sta migliorando anche sul fronte del ricordo, in questo modo riesce a capire se una cosa sia vera o falsata dall’intrusione di informazioni che non c’entrano”.

“La scrittura mi ha sempre aiutato, così come la lettura. Da qualche tempo, per esempio, ho ripreso a leggere in inglese che è una lingua che amo molto – precisa Michela –. Il fatto, poi, che alcune clienti straniere mi abbiano scritto per il compleanno mi ha costretto a fare un buon esercizio di memoria, a ricordare i loro nomi e i dettagli dei nostri incontri”.

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Il ritorno al lavoro

Dallo scorso novembre Michela ha ripreso l’attività lavorativa grazie al percorso di accompagnamento che l’associazione Brain ha studiato assieme all’azienda.

“Sono felice che l’azienda in cui lavoravo prima dell’incidente mi abbia aspettata. Mi devo davvero baciare le mani – confida Michela –. Ringrazio il titolare per essersi impegnato, passo dopo passo, nel favorire le condizioni per il mio reintegro”.

Il riavvicinamento è avvenuto per fasi, come sottolinea la dottoressa Pedone: “Abbiamo incontrato più volte il datore di lavoro e il responsabile d’area per verificare lo stato delle competenze di Michela dal punto di vista strettamente cognitivo, cioè la sua capacità di ricordare le consegne, di utilizzare gli strumenti di lavoro, di rimanere focalizzata su un compito per un certo tempo, di stare negli spazi. Queste informazioni sono state importanti per capire come impiegarla al meglio in quello specifico contesto e per strutturare il contratto”.

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Tanti piccoli passi possibili

I risultati non si sono fatti attendere perché l’impegno di Michela è stato massimo. Nel giro di breve, ha raggiunto una buona autonomia che, per esempio, le ha permesso di passare da un piccolo ufficio all’open space insieme agli altri colleghi con cui ha instaurato dei rapporti proficui.

“Chi ha subito un evento traumatico non perde le competenze acquisite – osserva la neuropsicologa –. Sono persone che hanno ancora molto da dare e che, come qualsiasi altro lavoratore, possono fare la differenza per l’azienda. È importante, però, che i vari attori vengano accompagnati in questo passaggio”.

Anche sul fronte privato la sua vita ha trovato un nuovo equilibrio, ma è stato necessario reimparare a svolgere attività quotidiane come fare la spesa, lavare e stirare.

“Se ai più appaiono cose normali o scontate – conclude Michela –, a me richiedono molto impegno. Compiere queste azioni è una manna dal cielo, ma mi dà soddisfazione vedere che ogni volta riesco a farle un po’ meglio e, soprattutto, da sola”.

Il prossimo passo? “Riprendere a guidare! Ho superato l’esame di guida e presto sarà pronta l’auto con i comandi al volante. È un altro piccolo sassolino che mi aiuta a essere indipendente”.