Una vita a mille, sempre in prima linea per gli altri, costellata da successi straordinari e qualche ferita nel corpo e nell’anima. Nulla e nessuno, però, è mai riuscita a fermarla. “Tutt’al più mi hanno un po’ rallentata, ma ho sempre reagito”. Elvira non nasconde le sue cicatrici quando racconta la sua storia. Le accoglie e le valorizza, come l’oro rende preziose le fratture degli oggetti nell’antica arte giapponese del Kintsugi.

Alla vigilia del suo 80esimo compleanno, Elvira conserva il dinamismo e la grinta che le appartengono e continua a dirigere il suo studio. Ha zittito persino l’ictus che, due anni fa, ha messo a dura prova il suo amato rapporto con le parole e i numeri lasciandole lievi strascichi. Merito delle sue incredibili risorse cognitive, della tenacia che la caratterizza e del supporto riabilitativo ricevuto al centro La Rocca di Altavilla Vicentina. “Per il clima piacevole che si era creato, sarei rimasta qui tutta la vita”, confida.

L’ictus e i ricordi confusi

Riavvolgiamo il nastro al gennaio 2024, un periodo particolarmente stressante dal punto di vista lavorativo. Elvira è sveglia da alcuni minuti, prepara il caffè per il marito, ma qualcosa non va nel loro dialogo. Le parole non escono come dovrebbero.

“Mia figlia mi ha portata di corsa all’ospedale, dove mi hanno fatto le analisi del caso e ci hanno comunicato che avevo avuto un ictus cerebrale – spiega –. Nei giorni successivi facevo fatica soprattutto a ricordare e a scrivere. Allora la mia vicina di letto cercava di spronarmi facendomi dire, per esempio, la data di nascita. Poi avevo con me dei quaderni nei quali scrivevo i numeri e i nomi dei miei due nipoti per cercare di memorizzare i tratti grafici”.

Questi intoppi non hanno demoralizzato Elvira, professionista con oltre 50 anni di carriera nella consulenza del lavoro, abituata a scrivere articoli e a tenere conferenze. Dopo il ricovero e la riabilitazione necessaria è subito tornata dietro la scrivania.

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Il sorriso, oltre la crisi epilettica

Il momento più difficile sarebbe arrivato pochi mesi dopo.

“Erano i primi giorni di maggio e mi trovavo in ufficio. Ricordo che sono andata in bagno e mi sentivo strana. Non riuscivo ad afferrare la maniglia della porta che, per fortuna, non avevo chiuso completamente e questo mi ha permesso di trascinarmi fino alla cucina per chiedere aiuto – prosegue Elvira –. L’ambulanza mi ha trasferito in ospedale dove ho sentito il neurologo dire di sbrigarsi perché stavo avendo un attacco epilettico. Poi non ho visto più niente e mi sono risvegliata che ero in camera, senza poter muovere un braccio”.

La parte destra del corpo era bloccata e questo le procurava rabbia e sconforto. A risollevarle l’umore e a darle coraggio ci hanno pensato tre uomini ricoverati nello stesso reparto, con i quali Elvira ha stretto una forte amicizia. “Mi aiutavano a mangiare e mi spronavano a fare movimenti minimi come sollevare un bicchiere. Il loro approccio mi ha riavviata e devo dire che con loro mi sono tanto divertita”, afferma sorridente.

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La riabilitazione post ictus alla Rocca

I problemi di afasia e acalculia sono tornati a farsi sentire, ma questa volta in soccorso di Elvira sono arrivati i terapisti della comunità alloggio La Rocca, sede anche dell’associazione Brain. La riabilitazione si è focalizzata soprattutto sulla pianificazione del discorso e sulla comprensione dei numeri e delle quantità. In tal senso, si sono rivelate essenziali alcune attività ecologiche legate alla vita quotidiana, come misurare la farina per preparare una torta o pesare la pasta per il pranzo. Di lì al calcolo il passaggio è stato breve. Elvira ha reimparato a lavorare su numeri grandi con l’aiuto della calcolatrice.

Non è mancata anche un po’ di riabilitazione motoria per risolvere la leggera aprassia che le impediva di eseguire correttamente alcuni movimenti.

Grazie ad esercizi mirati, a un adeguato supporto psicologico e alla sua buona riserva cognitiva, Elvira è riuscita a recuperare velocemente molte delle sue capacità.

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Quando la cura è relazione

“La mia riabilitazione alla Rocca è durata pochi mesi. Quando abbiamo smesso le sedute mi sono sentita perduta perché desideravo ancora quella compagnia. Sarei rimasta lì per sempre dato che l’ambiente familiare e accogliente mi faceva sentire capita e coccolata. E poi ho conosciuto persone speciali con cui mi sono divertita e che, appena posso, torno a trovare”, sottolinea Elvira.

Anche il luogo ha fatto la differenza: un luogo di pace da cui si può godere di un bel panorama. Un luogo intriso di umanità che rasserena e fa sentire al sicuro. Un luogo dove si può mostrare la propria fragilità al riparo dalle aspettative di un mondo troppo veloce e non sempre capace di aspettare l’altro.

Guardando al futuro, che progetti ha Elvira? “Sto per compiere 80 anni e voglio lasciare le cose intorno a me in ordine, com’è nel mio stile, ma nessuno crede davvero che voglia ritirarmi dal lavoro – conclude ridendo –. Forse hanno ragione…”.