“Guarda te, è due anni che sto male. Sono gli anni più brutti della mia vita. È come se li avessi buttati via”.

“Invece potrebbe trattarsi dei due anni più belli della tua vita. Prova a pensarci…”.

A quelle parole Luca Legumi ci ha pensato eccome: “Mia zia aveva ragione. Da quando la mia vita è cambiata a causa di un’emorragia cerebrale, di cose belle, in effetti, ne sono successe. La vita può continuare ad essere meravigliosa anche in un’altra maniera”.

Luca ripercorre la sua vicenda con lo sguardo ironico e profondo di chi ha saputo trasformare la sofferenza in opportunità, la paura in coraggio, i limiti in risorse. Un percorso in continuo divenire, ma in fondo, come dice lui stesso, “non è la destinazione che conta, quanto il viaggio e i compagni che hai accanto”. E Luca, nel suo viaggio, ha incontrato anche i terapisti e gli operatori della comunità alloggio La Rocca di Altavilla Vicentina che, grazie a un progetto costruito su misura, gli hanno permesso di riappropriarsi della vita.

Quello strano formicolio e l’emorragia cerebrale

Il fattore tempo è stato cruciale nella storia di Luca Legumi, vicentino di 48 anni. Si trovava già all’ospedale quando, un lunedì di marzo del 2023, è stato colpito da un’emorragia cerebrale.

“Ero stato ricoverato qualche giorno prima per via di un formicolio alla bocca e al braccio – racconta –. Erano state riscontrate due micro emorragie che, invece di riassorbirsi, si sono rotte. È successo proprio davanti alla dottoressa, quindi sono stato operato d’urgenza”.

Le settimane seguenti sono trascorse all’insegna dell’angoscia e dell’incertezza. Luca è rimasto in sala rianimazione per dieci giorni e le prospettive di ripresa, al suo risveglio, erano tutt’altro che confortanti. Il quadro neurologico era grave.

“A livello cognitivo non ho subito danni, per fortuna. La parola e la testa funzionano – ride –. Le conseguenze maggiori le ho avute sul piano fisico: la parte sinistra del corpo è rimasta paralizzata. I medici dicevano che non mi sarei più rialzato dalla sedia a rotelle”.

La realtà, però, ha superato ogni previsione e, a quasi tre anni di distanza, Luca sta riprendendo gradualmente a camminare sulle sue gambe.

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La riabilitazione post coma

Prima di raggiungere il centro di riabilitazione di Altavilla, Luca Legumi ha trascorso sette mesi in ospedale. “Guardare il soffitto bianco per tutto quel tempo è qualcosa che uccide, così ho tentato la fuga in carrozzina per tre volte, ma sono sempre stato beccato. Volevo solo uscire e andare a casa”, confida.

Una volta tornato nel suo ambiente familiare, ha proseguito il recupero inventandosi gli esercizi. “Non volevo mollare e continuavo ad allenarmi pur sapendo, magari, di fare movimenti sbagliati. Ogni occasione era buona per provare a piegare le gambe e alzarmi dalla carrozzina. Alla sera andavo a letto che ero stanco. Succede ancora adesso”.

Questa sua capacità di trovare soluzioni non è passata inosservata all’équipe di professionisti della Rocca, dove Luca ha seguito un programma intensivo e personalizzato di riabilitazione motoria. Le sue condizioni sono molto migliorate e, oggi, prosegue con un paio di sedute settimanali di mantenimento.

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La forza della famiglia e delle relazioni

Luca ha compiuto notevoli passi avanti in questo tempo. Nel vero senso della parola perché, da oltre un mese, cammina sulle sue gambe con l’aiuto di un bastone.

“Lo uso soprattutto in casa, mentre quando esco preferisco la sicurezza della carrozzina. Le gambe hanno ripreso a funzionare abbastanza bene, mentre il braccio sinistro è ancora bloccato, ma ho imparato ad arrangiarmi con l’altro e, per esempio, riesco a vestirmi con la stessa velocità di prima – commenta –. Tutto sommato mi sento una bomba. Ho imparato tanto dagli ospiti che ho conosciuto al centro. Persone che, in certi casi, hanno problemi più gravi dei miei e non cammineranno più, ma che lottano con tutto sé stessi. Loro mi hanno dato la forza di reagire”.

Accanto alla famiglia dell’associazione Brain, c’è quella personale. Genitori, moglie, figli e molti amici hanno continuato a sostenerlo e stimolarlo. Certo, le tribolazioni e i momenti di sconforto non sono mancati.

“Avevo tutto quello che potevo desiderare, poi, da un giorno all’altro, mi è crollato il mondo addosso. Cosa potevo fare? In fondo, non ero morto. Ho deciso che dovevo trovare degli stratagemmi e ripartire. Dovevo riprendere in mano la mia vita e affrontarla con modalità nuove nonostante le difficoltà. E così ho fatto. Per esempio, ho comprato un camper più piccolo, così posso andare in vacanza come sempre. Chiaro che non faccio salti, ma la carrozzina mi consente di fare comunque diverse cose. Il solo rammarico è non poter più andare in moto…”.

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Le sorprese non finiscono mai

La vita di Luca Legumi è svoltata anche sotto altri fronti dopo l’emorragia cerebrale. Da due mesi ha ripreso a lavorare nella sua vecchia azienda.

“Il titolare ha atteso che mi rimettessi in sesto e mi ha riassunto, seppure con mansioni diverse. Prima ero un manutentore meccanico, adesso faccio da supervisore ai colleghi più giovani, ma quello che posso fare con una mano lo faccio comunque”, rimarca.

Le conquiste di cui va più fiero, però, sono le sorprese che ha riservato ai familiari. In occasione del matrimonio con la sua Anita, nel maggio 2025, ha percorso la navata della chiesa a piedi, accompagnato dalla madre. Era la prima volta. Mentre per il compleanno del padre è riuscito a salire la rampa di scale che porta in casa.

“Mi sono allenato tantissimo con i fisioterapisti Anna e Paolo e ho fatto piangere tutti – conclude –. Per me è stato soprattutto un regalo ai miei genitori che, anni fa, hanno perso un figlio. Volevo farli contenti dopo quel dispiacere e la mia attuale situazione”.

I gesti di Luca sono l’esempio concreto di come il lavoro specialistico svolto alla Rocca sia calato nella vita vera dei suoi ospiti.