“La Rocca: un punto di partenza per cercare di migliorare il più possibile”

Sergio è arrivato alla Rocca da meno di un mese e si sta ancora ambientando, ma ha le idee chiare ed è entusiasta di condividere quello che gli è accaduto.

Sergio, come mai ti trovi alla Rocca? Ti va di raccontarci?

“Certo! sono arrivato qui perché ho sentito dire che c’è una cuoca fantastica e si mangia benissimo e in modo sano (ride).

Scherzi a parte, a dicembre mi sono sentito male mentre stavo guidando l’auto, a pochi metri da casa…ho sentito come una forte esplosione dietro la testa, come fosse saltata una molla nel cervello. Ero al volante, e la conseguenza è stata che ho sbattuto contro un’altra macchina con a bordo due ragazzi. Loro non me li ricordo, ma ho ben presente di aver avuto un forte senso di rallentamento, so che provavo a parlare ma non ci riuscivo, dicevo cose senza senso e incomprensibili. Beh, non sono io che me lo ricordo…queste cose me le ha raccontate in un secondo momento mia zia che è riuscita ad arrivare di lì a poco visto che ero proprio sotto casa e lei abita nei paraggi. E’ stata una fortuna! Pensa che la cosa strana è che non ho perso conoscenza, sono sempre rimasto sveglio e vigile. Solo ero confuso, rallentato e dicevo cose incomprensibili. Chi mi ha soccorso ha anche pensato che potessi essere ubriaco!”

 

Hai ricordi del periodo di ricovero in ospedale?

“Ho solo ricordi confusi…però accompagnati da sensazioni più che positive! Nel senso che sentivo di essere in continuo miglioramento, che ogni giorno lavoravo e superavo un ostacolo. Ricordo però un particolare e cioè che quando ho ricominciato a muovere il braccio destro, mi avevano insegnato a usarlo per dire si e no alle domande che mi facevano, perché facevo ancora fatica a parlare.”

 

E dopo alcuni mesi sei arrivato alla Rocca …

 “Esatto! Anche se sono qui da poco, posso dire che la cosa principale è che qui sto capendo quali sono le mie fragilità. Cioè, prima non mi rendevo conto, ad esempio, che le mie gambe sono fragili e che faccio fatica a fare parecchie cose. Davo sempre le colpe agli altri se non riuscivo in qualcosa, mentre qui mi stanno facendo rendere conto di cosa mi ha provocato l’emorragia cerebrale.  Penso sia il punto di partenza per lavorare e cercare di migliorare il più possibile. Ormai mi è chiaro che stare con le persone che hanno difficoltà simili alle tue o che comunque hanno passato ciò che hai passato tu ti aiuta a capire molte cose.”

 

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