Recuperare dopo un
Trauma Cranico Encefalico

Si può dire di avere un grave trauma cranico encefalico quando il cervello subisce dei danni gravi a causa di forte impatto (infatti, la gran parte delle volte la causa sono incidenti stradali – con o senza casco; o anche incidenti sul lavoro in cantieri o impianti industriali; oppure incidenti durante sport in cui gli urti alla testa forti sono più probabili e frequenti).

Che cosa accade, in pratica? Il cervello sbatte contro la scatola cranica (che è fatta di osso) e riporta delle lesioni, più o meno gravi.

Come conseguenza a questi danni al cervello, si producono una serie di cambiamenti anche molto seri e drastici, a livello motorio, comportamentale e cognitivo (la “cognizione” è la capacità di comprendere cosa sta accadendo e quindi di interagire con questa situazione in un modo adatto).

In sostanza, la persona vittima del grave trauma cranico cambia sotto molti aspetti.

A cascata, si producono dei cambiamenti molto importanti anche a livello familiare, sociale e lavorativo.

Nel caso di un danno al cervello provocato da un grave trauma cranico encefalico, non è mai possibile determinare a priori quali sono le prospettive di recupero, neppure basandosi sulla sola documentazione medica. In tutti i casi, serve una valutazione molto complessa svolta da un’equipe di specialisti, che possano stimare le possibilità e le probabilità del recupero tenendo conto di una moltitudine di fattori: lo stato fisico e mentale del paziente, il tipo di vita che faceva prima dell’incidente, quanto e quale supporto la famiglia può apportare…

Cosa è meglio fare se volete intraprendere un percorso di riabilitazione dopo un grave trauma cranico encefalico?

Le indicazioni che possiamo darvi in questa fase sono poche, precise e sicure:

  • Fate sempre affidamento all’equipe medica che vi ha seguito in ospedale: sono loro i primi ad avervi visto dopo l’incidente, hanno le informazioni principali sul tipo di urto che subito dal cervello, e hanno avuto modo di vedere coi loro occhi le risposte del paziente ai primi approcci con terapie e, eventualmente, attività riabilitative. Questi professionisti sono degli alleati preziosissimi per avviare un percorso di recupero promettente.
  • Solo una volta terminato il vostro percorso all’interno dell’ospedale (cioè quando avrete la lettera di dimissioni in mano) e quando sarete rientrati a casa, allora potremo darvi tutto il supporto necessario per costruire e intraprendere un valido percorso riabilitativo.

Che cosa possiamo fare per il paziente e la famiglia dopo le dimissioni dall’ospedale?

Il supporto che possiamo darvi è sempre commisurato alla situazione che state vivendo. Questo significa che non cercheremo mai di proporvi, delle soluzioni “standard” o “a pacchetto”, perché ogni situazione sanitaria e ogni quadro familiare sono unici e particolari, così come lo è ogni percorso di riabilitazione.

In generale, vi aiuteremo a individuare strutture adeguate a un percorso di riabilitazione nel territorio in cui abitate, e vi aiuteremo a capire quali sono gli obiettivi di recupero che potete ancora raggiungere, come paziente e come famiglia.

Più in pratica, che cosa possiamo fare per voi?

  • Possiamo aiutarvi a individuare la struttura riabilitativa più vicina a casa vostra che sia competente per la particolare fase del percorso in cui vi trovate.
  • Vi possiamo aiutare a capire quali sono i vostri diritti di malato e di famiglia, e a orientarvi tra possibili sostegni, normative di riferimento e servizi socio-sanitari del vostro territorio.
  • Se avete la forte volontà di capire se la Casa Famiglia “La Rocca” può darvi delle risposte, prenderemo un appuntamento per visitare la nostra struttura e per capire assieme a voi (paziente e familiari) che cosa è possibile fare per aumentare la qualità del recupero.

Da sapere prima del contatto:

i casi che NON possiamo prendere in considerazione

Alla Rocca, anche in presenza di un grave danno cerebrale acquisito, non possiamo prendere in considerazione i pazienti che presentano disturbi comportamentali precedenti al danno cerebrale. In questo caso il quadro del paziente è di tipo psichiatrico e i nostri protocolli riabilitativi non sono adatti a questa casistica.

Lo stesso vale se gli stessi disturbi comportamentali sono dovuti a una storia di abusi di sostanze stupefacenti. Anche questi casi non sono di nostra competenza: la nostra equipe è specializzata solo nel seguire disturbi del comportamento che nascono dopo la grave lesione cerebrale.

Alcune raccomandazioni a tutela del paziente e dei familiari

Ogni cervello è unico e di conseguenza ogni danno cerebrale è unico. Vi sconsigliamo nel modo più assoluto di fare “autodiagnosi” partendo dai sintomi per risalire alle cause e quindi indirizzarvi a un approccio riabilitativo. Facciamo un esempio per chiarire:

  • “Ho un problema ad articolare il movimento delle gambe” (il sintomo)
  • “In un sito ho letto che succede quando si danneggia quest’area del cervello” (auto-diagnosi)
  • “C’è un fisioterapista qui vicino da cui vanno tutti gli appassionati di corsa, per cui forse può fare al caso mio. Ci vado.”

Il cervello è una struttura delicatissima e di una complessità infinita, gli approcci riabilitativi non sono mai semplici e la “formula” che vale per una persona difficilmente vale per un’altra.

Altro fattore di cui prendere nota: quando si ricercano informazioni sulla propria condizione di paziente con un grave danno cerebrale (o lo si fa per un proprio familiare), è normale trovarsi in un forte stato di ansia e preoccupazione. Quando si vivono emozioni negative così forti, è normale fraintendere o interpretare male il senso di alcune informazioni, con la conseguenza che ci si ritrova a prendere decisioni affrettate e mal valutate.