Serve quella forza che ti fa dire “Ce la faccio”

Gloria è stata ospite della Rocca per la prima volta a giugno di quest’anno ed ora è tornata con un progetto ben preciso…facciamocelo raccontare direttamente da lei.

Sono cosi felice di essere potuta tornare nuovamente qui! Pensa che quando hanno chiamato mia zia per confermarle che avrei potuto iniziare un nuovo progetto ho pianto dall’emozione … a giugno ho trascorso qui solo un paio di settimane ma a me e alla mia famiglia erano bastate per capire che qui si fa sul serio con la riabilitazione e che avevo ancora delle potenzialità benché dal trauma fossero trascorsi già tre anni. 

Ora ho a disposizione un bel periodo di cinque mesi: trascorro tre settimane consecutive alla Rocca e una la passo a casa, poi di nuovo qui e così via … “

Wow Gloria! trasmetti veramente entusiasmo per essere tornata qui … quali sono i tuoi obiettivi?

“Beh sicuramente lavorare tanto in palestra per cercare di rinforzare le gambe e provare di nuovo a camminare. A questo proposito la fisioterapista mi fa anche usare un attrezzo di ultima generazione chiamato Walker view in cui vengo ‘imbragata’ e devo camminare seguendo un percorso ideale davanti a me su un tapis roulant modulando lo schema dei miei passi guardandomi in uno schermo…so che spiegata cosi è un pó complicata ma vi posso assicurare che è molto utile, anche per rendersi conto delle proprie difficoltà.”

A proposito di difficoltà…gli operatori sono di sostegno anche in altre occasioni durante la giornata?

“Sicuramente! loro sono qui a supervisionarci, e a seconda dei bisogni e obiettivi di ciascun ospite sanno quanto aiutarci e quanto invece spronarci ad arrangiarci. L’obiettivo di rimanere qui è infatti il poter essere il più autonoma possibile nella vita di tutti i giorni, e in questo spazio protetto mi vengono dati la possibilità e gli strumenti per poterci provare in tutta sicurezza.”

Grazie Gloria per aver condiviso alcuni aspetti del tuo personale percorso…cosa ti sentiresti di dire alle  persone che stanno affrontando ora ció che tu hai purtroppo vissuto tre anni fa?

“Di non mollare mai, crederci fino alla fine e continuare a dirsi “Ce la faccio”. Sai perché? perché mi avevano detto che non sarei mai migliorata, e invece … eccomi qui!”

 

La vita torna ad essere di relazioni

Luigi è un ospite fisso della Rocca da alcuni anni, dopo quell’incidente d’auto accaduto di ritorno da una partita dell’Inter … Lui ci ha già raccontato la sua storia, ora però è venuto il momento di fare un bilancio del suo percorso di riabilitazione.

Cosa potresti raccontare Luigi pensando a com’eri quando sei arrivato qui e vedendoti ora?

“Abeh! Posso dire che si tratta di due uomini diversi … sicuramente alcune difficoltà e caratteristiche della mia personalità sono rimaste ma sono comunque molto cambiato secondo me … e spero anche secondo gli operatori e la mia famiglia (ride).”

 Allora cosa ne dici di farci qualche esempio per farci capire meglio?

“Allora, la prima cosa che mi viene da dire è che sono molto meno ansioso … mmm diciamo solo meno ansioso, che forse è meglio. Inizialmente, infatti, avevo un costante bisogno di sapere cosa avrei dovuto fare di lì a poco, sia a casa ma soprattutto qui: avendo un preciso progetto riabilitativo ho una tabella di marcia da rispettare con determinate attività … se non mi ricordo cosa viene dopo quella da poco svolta ecco che vado in ansia! Gli operatori, però, conoscendo questo mio aspetto mi anticipano ricordandomi ciò che avverrà, sia a voce che con degli aiuti scritti e questo mi sta aiutando molto a contenere la parte di me più ansiosa.”

 Bene Luigi, si vede che ti stai impegnando ogni giorno qui, sebbene sia passato comunque un po’ di tempo …

“Si hai ragione, però quando si vedono dei risultati anche a distanza di un po’ di tempo si è sempre motivati a continuare il percorso per arrivare al proprio meglio.

Comunque, un’altra cosa che volevo dire sui miei cambiamenti e che secondo me è importantissima soprattutto per la vita fuori dalla Rocca riguarda la mia ri-nata capacità di stare con gli altri”.

 In che senso Luigi? Anche qui, prova a farci qualche esempio …

“Ad esempio, tu ricordi quando sono arrivato alla Rocca? Non riuscivo neanche a rispettare i tempi del pranzo, infatti non vedevo l’ora di andare a riposarmi e non mi interessava per niente sedermi e mangiare con accanto altre persone, altri ospiti o operatori. Alzavo la voce, ero anche maleducato. Ora invece non potrei fare a meno della socialità che vivo ogni giorno qui! Il fatto di poter partecipare a molte attività in gruppo sia alla Rocca ma anche all’esterno ora per me è fondamentale, e questo tipo di riabilitazione – che qui definiamo non per niente “socializzante” – ha avuto conseguenze positive anche a livello familiare: con la mia famiglia un po’ alla volta abbiamo ripreso a frequentare gli amici e così mi sento molto più simile a prima. Con il tempo mi è stato insegnato nuovamente cosa significhi il rispetto e come entrare in relazione con l’altro. Possono sembrare cose scontate ma posso assicurarti che dopo una grave cerebrolesione nulla lo è più.”

“La Rocca: un punto di partenza per cercare di migliorare il più possibile”

Sergio è arrivato alla Rocca da meno di un mese e si sta ancora ambientando, ma ha le idee chiare ed è entusiasta di condividere quello che gli è accaduto.

Sergio, come mai ti trovi alla Rocca? Ti va di raccontarci?

“Certo! sono arrivato qui perché ho sentito dire che c’è una cuoca fantastica e si mangia benissimo e in modo sano (ride).

Scherzi a parte, a dicembre mi sono sentito male mentre stavo guidando l’auto, a pochi metri da casa…ho sentito come una forte esplosione dietro la testa, come fosse saltata una molla nel cervello. Ero al volante, e la conseguenza è stata che ho sbattuto contro un’altra macchina con a bordo due ragazzi. Loro non me li ricordo, ma ho ben presente di aver avuto un forte senso di rallentamento, so che provavo a parlare ma non ci riuscivo, dicevo cose senza senso e incomprensibili. Beh, non sono io che me lo ricordo…queste cose me le ha raccontate in un secondo momento mia zia che è riuscita ad arrivare di lì a poco visto che ero proprio sotto casa e lei abita nei paraggi. E’ stata una fortuna! Pensa che la cosa strana è che non ho perso conoscenza, sono sempre rimasto sveglio e vigile. Solo ero confuso, rallentato e dicevo cose incomprensibili. Chi mi ha soccorso ha anche pensato che potessi essere ubriaco!”

 

Hai ricordi del periodo di ricovero in ospedale?

“Ho solo ricordi confusi…però accompagnati da sensazioni più che positive! Nel senso che sentivo di essere in continuo miglioramento, che ogni giorno lavoravo e superavo un ostacolo. Ricordo però un particolare e cioè che quando ho ricominciato a muovere il braccio destro, mi avevano insegnato a usarlo per dire si e no alle domande che mi facevano, perché facevo ancora fatica a parlare.”

 

E dopo alcuni mesi sei arrivato alla Rocca …

 “Esatto! Anche se sono qui da poco, posso dire che la cosa principale è che qui sto capendo quali sono le mie fragilità. Cioè, prima non mi rendevo conto, ad esempio, che le mie gambe sono fragili e che faccio fatica a fare parecchie cose. Davo sempre le colpe agli altri se non riuscivo in qualcosa, mentre qui mi stanno facendo rendere conto di cosa mi ha provocato l’emorragia cerebrale.  Penso sia il punto di partenza per lavorare e cercare di migliorare il più possibile. Ormai mi è chiaro che stare con le persone che hanno difficoltà simili alle tue o che comunque hanno passato ciò che hai passato tu ti aiuta a capire molte cose.”

 

Alla Rocca si conoscono persone speciali che ti fanno sentire a casa

Ciao Alessia,

da quando conosci l’associazione BRAIN?

 

Ho 21 anni, abito a Caselle di Altivole (TV) con mamma e Noemi, mia sorella di 10 anni.

Sono al quinto anno studio presso l’indirizzo di “Servizi commerciali” a Castel Franco Veneto (TV).

Quando avevo 14 anni mentre mi recavo verso la fermata dell’autobus con la bici, un ‘auto mi ha investita causandomi un trauma cranico.  Sono stata ricoverata all’ospedale di Treviso e successivamente in quello di Vicenza.

Il trauma mi ha determinato la lesione della parte destra del corpo. Da allora non posso più camminare come prima, sono costretta a spostarmi solo in carrozzina o con deambulatorie.  Nonostante quello che mi è successo, continuo ad avere gli stessi interessi di un qualsiasi ragazzo della mia età, guardare film, uscire con i miei amici, viaggiare e ballare se pur in modalità diversa.  Ho ripreso anche a studiare …

Ho conosciuta Edda, la logopedista che mi seguiva all’ospedale di Vicenza, è stata lei a consigliarmi di venire alla Rocca per essere seguita dal punto di vista fisioterapico e per poter vivere esperienze nuove con altre persone.

Da prima ho cominciato a partecipare alle vacanze di gruppo che l’associazione organizzava, entrambe le volte in Grecia: attraverso queste esperienze ho potuto conoscere persone fantastiche. Solo due anni fa ho cominciato a frequentare la Rocca, durante la pausa estiva scolastica. Mi piace il clima che c’è in struttura, il personale è simpatico e mi trovo bene a parlare con loro. Ogni volta che torno a casa mi rendo conto dell’importanza che ha essere seguiti dal punto di vista fisioterapico notando vantaggi che prima non avevo.

Tra le varie esperienze che facciamo, mi piace molto andare in piscina e a cavallo con i ragazzi.

Consiglio vivamente di venire alla Rocca perché ogni giorno ci sono attività divertenti e funzionali come la fisioterapia giornaliera, ma soprattutto perché si conoscono persone speciali che ti fanno sentire a casa.

Paola: “Qui mi sento accolta e compresa”

Paola, se dovessi fare un bilancio a distanza di quasi tre anni dal tuo trauma e dalla prima volta che sei venuta alla Rocca, cosa potresti raccontarci?

“Diciamo che con il tempo è migliorata la qualità della mia vita in generale. Soprattutto in termini di autonomia. Mi sento meglio fisicamente perciò riesco a fare più cose anche se sono sempre meno di quelle che facevo prima, ma va bene così!

Ricordo quando sono arrivata alla Rocca: venivo qui ogni giorno e alla sera aspettavo mio marito che mi riportava a casa, ero molto più debole, mi viene da dire “sgonfia”, per non parlare della sensazione costante di confusione e memoria azzerata. Ora però ho ripreso forza, un po’ perché è passato del tempo e un po’ per la riabilitazione che ho fatto qui.”

Allora portaci qualche esempio concreto della tua vita, oggi un po’ più autonoma …

“Allora. Beh intanto ho ripreso un po’ di mansioni in casa come cucinare o pulire, vado a fare la spesa oppure anche dalle mie nipotine. Faccio delle improvvisate ora, non le vedo solo ai pranzi programmati. Tutto ciò per me è ora possibile perché ho ottenuto nuovamente la patente, e questa è stata per me una grande conquista”.

Di pari passo al tuo miglioramento è cambiato anche il tuo progetto di frequenza della Rocca, giusto?

“Si proprio così. Ora sono un’utente esterna, vengo qui un giorno alla settimana. Per me questo è ormai un appuntamento fisso che scandisce la mia settimana, qui mi sento accolta e compresa, non ho paura a parlare delle mie difficoltà perché siamo tutti sulla stessa barca dico io. E lo faccio all’interno del gruppo di neuropsicologia. So di essere parecchio testarda e quando ci si confronta a volte si discute perché trovarsi d’accordo tra più persone, ognuna con le proprie caratteristiche e difficoltà non è facile, ma è ciò che accade anche nelle migliori famiglie e questa per me è come se fosse un seconda famiglia.”

“Ecco l’uomo del miracolo!”

Nicola arriva alla Rocca per la seduta di neuropsicologia e fisioterapia. Lui è uno degli utenti “esterni”, cioè coloro che usufruiscono dei servizi riabilitativi seguendo un progetto personalizzato durante il giorno e poi fanno ritorno al domicilio. Prima che cominci, però, lo intercettiamo e gli chiediamo se è disposto a condividere con noi quanto accaduto e cosa l’ha portato fin qui. Con entusiasmo inizia a raccontare, contento di poter dare una mano e far sentire meno soli coloro che stanno ora vivendo ciò che lui ha passato lo scorso anno.

 “Ricordo bene, era verso fine agosto … avevo intuito ci fosse qualcosa di strano: stavo cercando di parcheggiare la mia vespa al solito posto ma facevo fatica, mi sentivo come stordito … offuscato … Non ci faccio troppo caso ed entro in casa. Mi assale un fortissimo mal di testa. Di lì a poco farfuglio qualcosa, barcollo. Sentivo un male atroce dentro il cranio, come se qualcuno ci avesse conficcato una matita appuntita! Ricordo perfettamente quel dolore. Di tutto ciò che è accaduto successivamente, invece, non ricordo nulla. Sono stato operato subito e con grande urgenza, ma qualcosa durante l’intervento è andato storto mi ha raccontato poi mio fratello Vittorio, e sono entrato in coma. Non mi pare di esserci rimasto troppo, però.

Dalla rianimazione, quindi, sono passato al reparto di riabilitazione, sempre all’ospedale di Vicenza.

 

 Qual è il tuo primo ricordo dopo esserti svegliato?

“Domanda difficile questa! Fammi pensare … beh, sicuramente un momento lo ricordo molto bene: ero sceso al bar dell’ospedale e sento una voce proveniente dietro di me esclamare: “ecco l’uomo del miracolo!” Era il medico che mi aveva operato dall’emorragia cerebrale, felice di potermi vedere sveglio e fuori dal letto … secondo lui ero stato miracolato.”

 

Hai altri ricordi Nicola del periodo di ricovero?

“La porta rossa! Quella che portava alla palestra dove ogni giorno mi aspettavano i fisioterapisti per farmi lavorare. Ho un ottimo ricordo di tutti loro, e della grande umanità di tutto il reparto, aspetto fondamentale secondo me. Quotidianamente partecipavo anche ad un gruppo con altri pazienti del reparto, dove raccontavamo cosa ci era successo e le nostre difficoltà … io ero parecchio confuso e disorientato, poco consapevole della mia situazione. Ad esempio, non mi rendevo conto di avere la parte sinistra del corpo che non si muoveva più.”

 

E come sei arrivato qui da noi alla Rocca?

 “Mio fratello ha parlato con il primario del reparto, il quale mi ha indicato, una volta svolto un periodo di riabilitazione intermedia in una casa di cura della zona, di proseguire il lavoro venendo qui.

Mi è stato spiegato che ora l’obiettivo riguarda sicuramente affinare i miglioramenti raggiunti per rinforzare quelle capacità che servono a vivere un po’ più autonomamente…camminare…spostarmi… e ce n’è ancora da lavorare … chiedetelo ad Eleonora! (Nicola ride di gusto. Eleonora è la nostra fisioterapista). Contemporaneamente, con il supporto e la guida dell’équipe, bisognerà capire se e come rientrare a lavoro. Sono un medico veterinario e il mio lavoro è una delle mie grandi passioni.

Non provo rabbia per quello che mi è successo, ma sono grato per quello che ho ancora

Luca: “Si apriranno altre possibilità e inizierò una nuova vita”

Luca è l’ultimo arrivato alla casa famiglia La Rocca, ma ci tiene a condividere fin da subito la sua disavventura. ‘Perché possa far capire agli altri di prestare sempre la massima attenzione quando si viaggia sulla strada’ esordisce. In effetti, a Luca, è bastato un attimo: fondo stradale bagnato e con la moto si è ritrovato a terra, procurandosi una forte botta in testa.
La storia di Luca ci racconta di un’altra vita interrotta dal trauma cranico, ma ci racconta anche del coraggio e della forza di ripartire, che lui e la sua famiglia stanno dimostrando.
Luca ci racconta:
Quando sono arrivato in ospedale ero parecchio confuso!
Sono rimasto ricoverato circa 9 mesi, caspita peró…ora che ci penso non sono mica pochi. Mi hanno raccontato che all’inizio i medici hanno deciso di indurmi lo stato di coma.
Purtroppo faccio fatica a dire tutto ció che ho fatto durante quel periodo e tutti gli esami e le visite che ho fatto e tutte le persone che ho conosciuto perché ho qualche problemino di memoria, come anche di attenzione.
Ricordo Edda come quella che mi prendeva e mi portava a parlare di me e di quello che mi era successo con altri pazienti del reparto.. facevamo un gruppo di consapevolezza! Inoltre ha parlato a me e la mia  famiglia di questa casa famiglia ed ecco che ci sono arrivato direttamente dall’ospedale. 
Devo ancora ambientarmi qui…peró ne ho avuto una buona impressione: gli operatori mi hanno anche appeso il nome sulla porta della camera dove dormo per aiutarmi ad orientarmi, se no mi perderei per le varie stanze…ah ecco, questa è un’altra delle difficoltà che ho. Rimarrò qui qualche mese con l’obiettivo di cimentarmi in alcuni lavori per vedere come me la cavo e per aumentare il mio livello di autonomia…per ora devo occuparmi di dar da mangiare ai pesci nell’acquario, preparare la tavola per tutti ai pasti, e aggiornare quotidianamente la bacheca in cucina con la data del giorno e le foto degli ospiti e operatori presenti. Voi direte che sono cose molto semplici..ma vi assicuro che per me non lo sono per niente ora come ora…infatti ci deve essere un operatore che mi dà una mano altrimenti mi perdo! 
Io voglio mettercela tutta, perché, chissà se e quando, vorrei tornare a lavorare. Purtroppo, ho già intuito che tornare a fare ció che facevo prima dell’incidente sarà difficile…sempre a causa delle mie difficoltà. Però questo apre un sacco di altre possibilità… grazie al sostegno dell’équipe della Rocca che mi accompagnerà in questo percorso, inizierò una nuova vita”.

Ricordo solo il profumo delle brioche del bar

“Del momento in cui mi hanno portato in ospedale ricordo solo il profumo delle brioche del bar”

“Io, come tanti altri ragazzi, sono stato il protagonista in un incidente con la mia moto.  Ricordo poco di quel momento, anche se so di non aver perso i sensi nell’impatto, perciò la maggior parte delle cose che di solito racconto quando qualcuno mi chiede com’è andata mi sono state raccontate anche a me! 

Sono subito stato trasportato con l’elisoccorso all’ospedale di Padova, dove sono stato in coma a causa di una complicanza, e successivamente mi hanno spostato in quello di Vicenza. Ecco, quando mi hanno portato lì, quello che ricordo quando sono entrato, nonostante le difficoltà del momento, è il profumo delle pastine, delle brioches, così intenso che mi sembra ancora di sentirlo se chiudo gli occhi … poi ho saputo che il pronto soccorso è vicino al bar dell’ospedale! 

All’inizio ero un po’ di qua e un po’ di là con la testa, facevo molti incubi quando dormivo, il cervello lavorava velocemente e mi faceva credere cose che non corrispondevano alla realtà. Ero veramente “fuori” (scuote la testa e ride) e immagino di aver fatto passare dei brutti momenti a chi mi è stato sempre vicino, i miei genitori soprattutto. Ho poi fatto un periodo all’ospedale di Camposanpiero per tornare a camminare.

E poi? 

Poi sono arrivato alla Rocca.

Me ne aveva già parlato Edda quando stavo a Vicenza. Vivo qui durante la settimana e poi nel week end torno a casa. Qui si sta in compagnia, partecipo a delle attività di gruppo dove ci si confronta con chi ha avuto un altro incidente o comunque è stato male, e in questo modo ti aiuti. Perché possono dirti ciò che vuoi, ma chi non l’ha vissuto non può capire. 

Si cerca sempre di migliorarsi, anche facendo fisioterapia, o cercando di fare le cose in autonomia dentro la casa-famiglia sotto l’occhio vigile degli operatori.

Mi dicono che è fondamentale individuare il proprio obiettivo e impegnarsi per arrivarci il più vicino possibile, ovviamente per gradi … io voglio tornare a lavorare, e so di essere sulla strada giusta! Mi dico che se rimanessi a casa la vita non migliorerebbe, anzi, peggiorerebbe. Ma c’è da lavorarci e qui ci viene data questa possibilità. 

Nonostante il brutto incidente, perché è stato brutto veramente, a me è andata tutto sommato bene, ma qui ho conosciuto persone che hanno difficoltà anche più gravi delle mie e immagino a quante ce ne siano fuori da qui in questo momento. 

A loro e alle loro famiglie mi viene da dire di non disperare anche se sembra tutto perduto, perché c’è chi offre il proprio aiuto per cercare di stare meglio e così la vita sembra un po’ più dolce… come le pastine del bar!”

Non sarò mai uguale a prima, ma…

Non è scontato che Davide accetti di raccontare di sé. E’ un ragazzo riservato e di poche parole, soprattutto ora che in seguito alla sua grave cerebro lesione ha difficoltà di linguaggio. Egli infatti vedendo che talvolta gli altri non lo capiscono se ne vergogna, perciò tende ad esprimersi il meno possibile. Ma quando gli abbiamo spiegato che la sua storia, come quelle degli altri suoi compagni, può essere d’aiuto, si è fatto coraggio. 

“Tutta colpa di un tuffo in piscina a casa di parenti! Molto probabilmente quando mi accingevo ad entrare in acqua ho avuto un malore e di conseguenza sono entrato in piscina sbattendo violentemente la testa … ovviamente non ricordo nulla da lì in poi. Ho trascorso mesi in ospedale a Vicenza, dove tra i riabilitatori ho conosciuto Edda che ha iniziato ad occuparsi della mia difficoltà a deglutire, bere, mangiare e parlare. Ci vedevamo praticamente tutti i giorni. 

E poi un bel giorno mi ha detto: “È ora che tu prosegua il tuo percorso riabilitativo alla Rocca”.

Ora infatti è da un po’ che durante la settimana vivi qui, mentre nel weekend torni a casa…

“Si, quando torno nel fine settimana vado da mia mamma con la quale vivevo già da prima, oppure sto da mia sorella e suo marito.

Qui ho obiettivi sia motori che di logopedia: mi dicono che sto facendo molti progressi, in effetti grazie alle sedute di fisioterapia ora riesco a camminare solo con l’aiuto di un bastone (ero partito da carrozzina e girello) e ho iniziato, accompagnato e supervisionato durante i pasti dagli operatori, a mangiare in autonomia e bere liquidi, che per chi come me era alimentato solo attraverso la peg (ndr. Gastrostomia endoscopica percutanea) è un grosso miglioramento della qualità di vita! 

Da tutti questi cambiamenti sono un po’ spaventato perciò a volte tenderei a tirare un po’ indietro. 

So che purtroppo non sarò mai uguale a prima, ma sono qui per cambiare ed è ciò che sto facendo, passo dopo passo!”.

I dottori dicevano che sarei rimasto un vegetale e invece guarda qua!

“Quel giorno una macchina che stava uscendo da un parcheggio non ha visto che stavo passando con lo scooterone, non sono riuscito ad evitarla così le sono andato dritto addosso, è stato un impatto molto forte. Ho perso conoscenza, sono stato portato in ospedale dove mi hanno subito intubato … Questo è ciò che mi hanno raccontato quando mi sono svegliato dal coma che è durato ben 10 lunghi mesi. Durante questo periodo nel frattempo sono stato portato in casa di riposo: i medici infatti avevano dato una prognosi molto negativa, pensavano che sarei rimasto un vegetale e quello era l’unico posto dove sarei potuto rimanere data la mia condizione. Ma si sono sbagliato, infatti mi sono svegliato! 

Dopo quasi un anno di coma, Francesco ha così iniziato una lentissima ripresa…

Nessuno si aspettava che mi sarei svegliato. Sono stato trasferito nuovamente in ospedale per cominciare la riabilitazione … è stato come nascere una seconda volta. Non potevo però tornare subito a casa, perciò mi hanno indicato la Rocca, dicendomi che si trattava di un passaggio necessario dopo l’ospedale, dove avrei dovuto lavorare sulle mie difficoltà. Qui si sta bene, sono impegnato tutto il giorno nelle attività riabilitative di fisioterapia nella nuova palestra, di psicologia e logopedia perché faccio molta fatica a parlare bene. Nel tempo che ci rimane si fanno delle uscite, si impara a stare con gli altri … che non è facile. 

Chi lavora alla Rocca mi aiuta a fare tante cose, o meglio mi supporta nell’esercitare le mie autonomie … ho tante difficoltà, sono in carrozzina ma mi alleno ogni giorno per vedere dove posso arrivare con il miglioramento; faccio anche fatica a gestire alcuni momenti di ansia e agitazione che talvolta mi assalgono ma se mi danno delle regole da rispettare va meglio. Ogni tanto ho nostalgia di casa (anche se ci torno ogni fine settimana) ma so che la cosa migliore da fare è rimanere qui, lo devo a me ma anche a mia moglie. 

A chi sta passando una situazione grave come la mia posso solo dire che si pensava avrei passato il resto della vita come un vegetale e invece non è così, quindi mai disperare e mai mollare!”