La vita torna ad essere di relazioni

Luigi è un ospite fisso della Rocca da alcuni anni, dopo quell’incidente d’auto accaduto di ritorno da una partita dell’Inter … Lui ci ha già raccontato la sua storia, ora però è venuto il momento di fare un bilancio del suo percorso di riabilitazione.

Cosa potresti raccontare Luigi pensando a com’eri quando sei arrivato qui e vedendoti ora?

“Abeh! Posso dire che si tratta di due uomini diversi … sicuramente alcune difficoltà e caratteristiche della mia personalità sono rimaste ma sono comunque molto cambiato secondo me … e spero anche secondo gli operatori e la mia famiglia (ride).”

 Allora cosa ne dici di farci qualche esempio per farci capire meglio?

“Allora, la prima cosa che mi viene da dire è che sono molto meno ansioso … mmm diciamo solo meno ansioso, che forse è meglio. Inizialmente, infatti, avevo un costante bisogno di sapere cosa avrei dovuto fare di lì a poco, sia a casa ma soprattutto qui: avendo un preciso progetto riabilitativo ho una tabella di marcia da rispettare con determinate attività … se non mi ricordo cosa viene dopo quella da poco svolta ecco che vado in ansia! Gli operatori, però, conoscendo questo mio aspetto mi anticipano ricordandomi ciò che avverrà, sia a voce che con degli aiuti scritti e questo mi sta aiutando molto a contenere la parte di me più ansiosa.”

 Bene Luigi, si vede che ti stai impegnando ogni giorno qui, sebbene sia passato comunque un po’ di tempo …

“Si hai ragione, però quando si vedono dei risultati anche a distanza di un po’ di tempo si è sempre motivati a continuare il percorso per arrivare al proprio meglio.

Comunque, un’altra cosa che volevo dire sui miei cambiamenti e che secondo me è importantissima soprattutto per la vita fuori dalla Rocca riguarda la mia ri-nata capacità di stare con gli altri”.

 In che senso Luigi? Anche qui, prova a farci qualche esempio …

“Ad esempio, tu ricordi quando sono arrivato alla Rocca? Non riuscivo neanche a rispettare i tempi del pranzo, infatti non vedevo l’ora di andare a riposarmi e non mi interessava per niente sedermi e mangiare con accanto altre persone, altri ospiti o operatori. Alzavo la voce, ero anche maleducato. Ora invece non potrei fare a meno della socialità che vivo ogni giorno qui! Il fatto di poter partecipare a molte attività in gruppo sia alla Rocca ma anche all’esterno ora per me è fondamentale, e questo tipo di riabilitazione – che qui definiamo non per niente “socializzante” – ha avuto conseguenze positive anche a livello familiare: con la mia famiglia un po’ alla volta abbiamo ripreso a frequentare gli amici e così mi sento molto più simile a prima. Con il tempo mi è stato insegnato nuovamente cosa significhi il rispetto e come entrare in relazione con l’altro. Possono sembrare cose scontate ma posso assicurarti che dopo una grave cerebrolesione nulla lo è più.”

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